• Luglio 31, 2021

Non siamo niente senza rito di iniziazione.

DiClass Alfa

Feb 9, 2021

Uccidi il bambino che è in te.

Durante millenni, le comunità umane hanno determinato per tutti i loro componenti un rito di iniziazione. Attraverso prove fisiche o di altro carattere gli individui venivano messi alla prova per valutarne l’utilità per il gruppo. Superare un Rituale Di Iniziazione significava guadagnarsi l’operatività dell’età adulta.

Per le donne il massimo valore è sempre stato identificato con la capacità di generare la vita. Il menarca, la perdita della verginità, il primo parto erano tappe fondamentali per il passaggio da bambina a donna, per diventare finalmente un membro attivo della comunità che da vita a nuovi componenti. Tutti i rituali di iniziazione femminili del passato erano infatti legati alla fertilità e all’Eros. La rettitudine morale, e spesso la prestanza fisica come per le donne Spartane, erano qualità fondamentali per essere una fattrice degna di generare i cittadini del futuro.

Per gli uomini invece il rito di iniziazione è sempre stato legato alla violenza e alla saggezza. Si provava di essere adulti se da un lato si dimostrava di essere forti, valorosi, resistenti e dall’altro se si esibivano fedeltà ai valori, disciplina ed etica. Un Uomo era quindi colui che dimostrava di fatti di avere la capacità di esercitare violenza, ma anche l’autocontrollo per decidere quando farlo e contro chi rivolgerla. È l’esaltazione dell’uomo come cittadino e parte fondante di una comunità, e la condanna delle condotte antisociali.

Solo gli uomini che passavano i rituali d’iniziazione erano ammessi all’esercito, alla politica, al voto, alla proprietà. Come a dire «se non sei in grado di proteggere il tuo popolo non puoi esprimere la tua opinione».

Il rituale di iniziazione era la morte del bambino e la nascita dell’uomo, era l’incontro con il lato più duro della vita, con il freddo, con la solitudine, con il dolore, con la competizione. Questo passaggio era vitale per la comunità, e quindi forzoso, obbligatorio. Tutti i grandi leader del passato dovettero scontrarsi con brutali prove, in età che oggi consideriamo in piena infanzia. Il concetto stesso di bambino è cambiato nel tempo.

Per diventare uomini e trovare la strada di accesso alla gerarchia nella comunità i bambini maschi dovevano anche trovare un mentore, un insegnante, o un amante in alcune culture mediterranee.

La figura del maestro era fondamentale per avere un soggetto in carne ed ossa al quale guardare come esempio di quello che è un Uomo.

L’innocenza

Il passaggio è sempre stato caratterizzato dall perdita dell’innocenza. Per gli ebrei il Bar Mitzvah, o Bat Mitzvah per le ragazze, rappresenta il momento in cui si è responsabili delle proprie azioni davanti alla legge ebraica, e si conosce la differenza tra bene e male.

L’innocenza, per le generatrici di vita, è perduta definitivamente insieme alla Verginità fisica. L’incontro con il fallo è l’incontro con il proprio destino, e la donna che perde la sua verginità non sarà più la stessa, una volta che ha conosciuto il dolore e piacere della carnalità, una volta che è stata deflorata e ferita nella sua parte più sensibile dalla potenza generatrice maschile.

Non è un caso che il valore che viene principalmente messo alla prova nei maschi è la capacità di esercitare violenza, perchè questo ha reso per milioni di anni valido il componente maschile del gruppo. Durante le battute di caccia paleolitiche bisognava apportare al gruppo il proprio valore di Uomo, di cacciatore, di assassino. La violenza è parte integrante di ogni rituale di iniziazione maschile.

Giovani spartani durante la Crypteia, rituale in cui gli adolescenti maschi davano la caccia agli Iloti, dimostrando di essere capaci di uccidere.

La violenza è così legata alla mascolinità che si manifesta anche con la sessualità, sia nella meccanica che nella dinamica del coito. L’uomo penetra la donna con il suo pene così come penetra il corpo del nemico con la spada.

Un matrimonio non poteva essere fecondo e benedetto se contratto con una donna non vergine, già penetrata da un altro uomo prima del marito, perchè la dinamica di coppia era per sempre deteriorata.

Il rito di iniziazione era anche il modo in cui un giovane maschio si guadagnava il diritto ad una femmina, al matrimonio. Lo sforzo quindi era ripagato anche sul piano riproduttivo dalla comunità che riconosceva il valore del suo nuovo componente. La verginità della sposa aveva in questo momento un ruolo importantissimo. Nessuno voleva rischiare la vita per una non vergine, nessun Re rischierebbe i suoi soldati per conquistare un territorio saccheggiato da altri.

Rappresentazione di un matrimonio greco.

Non solo forza e riproduzione a definire il passaggio, ma anche, come detto, sapienza. L’Uomo era consapevole del suo ruolo e della differenza tra bene e male. Dimostrare queste caratteristiche era fondamentale per provare al gruppo di essere affidabile, fedele, collaborativo e non antisociale. Un saggio quindi, non un bruto.

Il nuovo maschio veniva onorato con tatuaggi, cicatrici rituali o modifiche agli incisivi. Anche l’estetica cambiava, si diventava Uomini nel corpo e nella mente. A Sparta i giovani maschi in divenire non avevano il diritto di curare il proprio aspetto fisico, che era invece esaltato all’estremo dopo i 20 anni, una volta diventati soldati e dunque Uomini. Da rasati e sporchi passavano a sfoggiare lunghe chiome, corpi depilati, membra profumate con oli speziati.

In molte culture si è esaltato il corpo muscolato degli uomini attraverso abbigliamento specifico, dalle corazze dei romani in cui venivano scolpiti pettorali e addominali, alle fasce che stringevano i bicipiti dei nativi Americani.

Un guerriero samoano. Il suo violento popolo ha dominato per secoli l’Oceania meridionale prima dell’arrivo degli Europei.

Cancellare il rituale per bloccarci nella dimensione infantile.

Oggi non esistono dei rituali di iniziazione in Occidente. I pochi passaggi che determinano la transizione verso l’età adulta sono costituiti da atti burocratici, e sono pericolosamente uguali per maschi e femmine. Patente di guida, diciottesimo compleanno, maturità e laurea, rappresentano tutti dei passaggi formali, ma mai sostanziali.

L’ultimo rituale è stato il servizio militare, annullato nel 1985 in Italia e presente oggi sotto forma di leva obbligatoria solo in pochi paesi come Israele e Svizzera. Il servizio militare rappresentava per i ragazzi l’abbandono delle mura domestiche, lo scontro con l’autorità, la prova fisica. Essere riformati, ovvero non essere considerati abili, era per molti una vergogna.

Con l’esplosione del relativismo morale post ’68 i giovani borghesi hanno iniziato a mettere in discussione il valore della leva, ricollegandolo alla pratica della guerra tra Nazioni, al bullismo, al nepotismo. L’abolizione della leva è stato uno dei passi fondamentali dell’annientamento del maschio Occidentale.

A rinforzare le voci contrarie c’era soprattutto la sistematica presenza di violenza interna alla Naia. Molti giovani arrivarono a suicidarsi o a rimanere invalidi a causa del nepotismo sfrenato. Invece di riformare il sistema si è preferito cancellarlo, senza sostituirlo con niente. Invece di annichilire i vigliacchi che abusavano del loro piccolo potere, si è preferito rendere vigliacchi tutti gli altri uomini, allontanandoli per sempre da qualunque prova di valore.

Il relativismo culturale ha anche cancellato la diffusa coscienza religiosa che caratterizzava gran parte del mondo civilizzato. Per i Cristiani, per esempio, i sacramenti erano un rituale importante. Anche questo è stato cancellato dalla rivoluzione dei valori degli ultimi 50 anni, senza essere sostituito.

Cosa resta?

L’ultimo, insostituibile, rituale di iniziazione esistente è l’abbandono delle mura domestiche.

Ad oggi l’unico modo per mettersi alla prova è quello di abbandonare le comodità economiche e materiali della casa familiare. Dato che questo è un rituale volontario, sempre più giovani si sottraggono al suo esercizio, e  milioni di maschi adulti restano sotto la tutela del padre anche oltre i 40 anni. L’abbandono del tetto di origine è totalmente cambiato, ed è bene precisarlo. Se prima era quasi sempre parallelo al matrimonio, e si abbandonava la famiglia di origine per andare a costituirne una nuova, oggi si abbandona la famiglia per andare a vivere da soli. Questa differenza è probabilmente una delle principali cause per cui sempre più uomini decidono di restare a casa dei genitori, perchè “non ha senso” andare a vivere da soli. Il gioco non vale la candela. Il succo non vale la spremuta.

Io credo che invece un valore ce lo abbia eccome, e fuggire a questo ultimo rituale di iniziazione è una grave colpa che bisogna avere il coraggio di assumersi. Vivere da soli, magari a molti km dai genitori, significa dover affrontare quotidianamente uno stress nuovo, lo stress della sopravvivenza. Non si deve lavorare solo per pagare i propri vizietti, i vestiti e i giochi della PlayStation, ma si deve anche provvedere al cibo e alla casa. Stare in affitto significa andare in conflitto al primo problema con il proprietario. Un pagamento in ritardo, un problema di manutenzione, un uso “inadeguato” dell’immobile possono essere ragione di litigio e motivo di scontro.

Anche l’equilibrio sul posto di lavoro è totalmente stravolto dal vivere da soli. Rispondere a tono al titolare, scontrarsi con un collega passivo aggressivo può avere conseguenze drastiche sulla propria sopravvivenza. Sono queste le ultime prove che abbiamo a disposizione per diventare uomini. Perché è chiaro che maschi si nasce, ma uomini si diventa. È impossibile essere Uomo se si sottostà all’autorità del padre, che fino a prova contraria è l’Uomo di casa per diritto di nascita. Il rapporto con il padre deve essere distrutto e ricostruito, come il bambino deve essere necessariamente ucciso per permettere all’Uomo di nascere. È l’unico modo per acquisire la responsabilità, un caposaldo della maturazione.

Esci di casa, abbandona i tuoi genitori, diventa padrone della tua vita e unico responsabile della tua sopravvivenza, del tuo successo, del tuo destino.

Fai un favore al Mondo, perché abbiamo un fottuto bisogno di Uomini, e fai un favore a te.

Class Alfa

Appassionato di miglioramento personale. Esperto di chirurgia plastica e maxillofacciale, sociologia e gestione di micro impresa.

5 commenti su “Non siamo niente senza rito di iniziazione.”
  1. Bell’articolo…..anch’io ho sempre pensato che questa società non richiede più prove tipo quella di uccidere un leone per diventare guerriero e ci stiamo tutti rammollendo.
    Però il servizio militare nel 1985 c’era eccome…si vede che sei giovane e non hai fatto nemmeno i tre giorni…….

  2. Guarda che l’abolizione della leva obbligatoria è l’unica cosa buona che ha fatto Berlusconi al governo…..e credo che gli ultimi soldati di leva si siano congedati nel 2004 o 2005. Tu hai scritto che il servizio obbligatorio è stato annullato nel 1985…..imprecisione grave secondo me……. Forse la cosa sarebbe avvenuta prima se non ci fossero state le 2 guerre del golfo e gli attentati alle torri gemelle…ma sta di fatto che levare l’anno regalato allo stato è fatto in tempi abbastanza recenti….

  3. Consiglio: i concetti che hai espresso nel tuo articolo sono validi, condivisibili, non banali e attuali…però se li accompagni con affermazioni palesemente non vere come il fatto che la leva è stata abolita nel 1986 rischi di delegittimare tutto il buon lavoro che hai fatto. Sono dalla tua parte ma devi essere preciso quando esponi dei fatti…soprattutto se facilmente smentitili…altrimenti non rendi un buon servizio alla “causa”….

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